Capitolo secondo
La corruzione come problema
di agenzia

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capitolo primo ed indice | capitolo secondo | capitolo terzo | capitolo quarto | capitolo quinto | capitolo sesto | capitolo settimo | appendici e conclusioni | bibliografia

 

 

CAPITOLO SECONDO

 

LA CORRUZIONE COME PROBLEMA DI AGENZIA

(FRANZINI M., 1993)

 

 

 

2.1 IL RAPPORTO DI AGENZIA

2.2 LA CORRUZIONE "EX ANTE" ed "EX POST"

2.3 I COSTI MORALI E LA TANGENTE MASSIMA

2.4 I COSTI DELLA PROTESTA

2.5 LE FORME DEL CONTRATTO

 

 

2.1 IL RAPPORTO DI AGENZIA

Come già accennato nel precedente capitolo, la corruzione si manifesta all'interno di un rapporto di agenzia che coinvolge tre parti: il Principale, l'Agente, il Terzo.

Si consideri un soggetto - il Principale - che intende assegnare un premio P esclusivamente a chi sia in possesso di una determinata caratteristica C. A questo scopo egli conclude con un altro soggetto, l'Agente, un contratto in base al quale quest'ultimo, dopo aver scrutinato la popolazione di riferimento (i Terzi), ha il duplice compito di stabilire chi sia in possesso di C e di erogare P di conseguenza.

Tra Principale ed Agente vi è asimmetria informativa: il primo non sa se le decisioni del secondo sono conformi al contratto, quindi questa difficoltà, unita all'interesse dei Terzi alle scelte dell'Agente, rende possibile transazioni di contenuto economico tra quest'ultimo e i Terzi, che risultano in conflitto con gli scopi del contratto e con i diritti del Principale: da tale conflitto scaturisce la corruzione.

Occorre ora richiamare l'attenzione sull'importanza di due fattori:

a) La predeterminazione o meno del numero dei premi.

Il Principale può chiedere all'agente di classificare i Terzi sulla base della caratteristica C, per ipotesi ordinabile, e di erogare il premio solo a coloro che occupano i primi n posti di tale classifica, oppure può stabilire che il premio vada a chiunque risulti in possesso di una caratteristica di valore maggiore di una soglia ben precisata.

b) La predeterminazione o meno dell'ammontare del premio.

Il Principale può stabilire che l'importo sia fisso oppure variabile in funzione della caratteristica.

Lo schema presentato in apertura di paragrafo si basa sulle seguenti ipotesi:

- la caratteristica può assumere solo due valori (presente/assente)

- il premio è fisso e pari a P se la caratteristica è presente

- il numero di premi da assegnare non è predeterminato

Date queste ipotesi la corruzione può realizzarsi secondo due modalità. Nella prima l'Agente riconosce la caratteristica C anche ad individui che ne sono sprovvisti, ma trattiene per sé l'ammontare della tangente T. Ne consegue che, in virtù di uno scambio reciprocamente vantaggioso con l'Agente, alcuni Terzi (più propriamente i corruttori) ottengono un beneficio pari a (P - T) non previsto dal contratto che lega Agente e Principale.

Il secondo tipo di corruzione consiste nell'attribuire ai Terzi in possesso della caratteristica un premio inferiore al dovuto. L'Agente può, infatti, appropriarsi di una parte del premio sfruttando la minaccia di dichiarare che la caratteristica è assente.

Mentre nella prima ipotesi si è in presenza di una coalizione tra Agente e Terzi, nel secondo caso ha luogo un'estorsione del primo ai danni del secondo. In ogni caso la corruzione presuppone una falsa dichiarazione da parte dell'Agente. Quando quest'ultima è solamente minacciata si ha estorsione, cioè una redistribuzione di reddito tra Agente e Terzi ed il Principale subisce danno sotto forma di mancata attribuzione dell'intero premio ai Terzi possessori della caratteristica. Quando la falsa dichiarazione è posta realmente in essere dall'Agente, la corruzione si risolve in una redistribuzione che danneggia il Principale ed avvantaggia l'Agente ed i Terzi corruttori. Il Principale, infatti, oltre a mancare i propri obbiettivi, dovrà finanziare un numero maggiore di premi e sarà l'unico danneggiato: l'ipotesi assunta di non predeterminazione del numero dei premi esclude che qualcuno dei Terzi sopporti conseguenze negative.

Assumendo ipotesi diverse da quelle analizzate, la corruzione darebbe luogo a forme più complesse di redistribuzione e causerebbe distorsioni allocative. Si prenda ad esempio il caso in cui il numero dei premi sia predeterminato e l'Agente falsifichi le caratteristiche dei Terzi in modo da alterare la graduatoria e modificare la composizione dell'insieme dei beneficiari: qualcuno riceverà il premio senza averne titolo e viceversa. Anche in questo caso non mancheranno effetti redistributivi: i Terzi danneggiati (esclusi) perderanno il premio a vantaggio sia dei Terzi corruttori che dell'Agente.

Indicando con Pr il premio ricevuto e con P il premio dovuto, possiamo vedere le diverse situazioni in cui possono venire a trovarsi i Terzi:

Tab. 2.1

--------------------------------------------------------

Estorti 0 < Pr < P

Esclusi 0 = Pr < P

Corruttori P < Pr

Onesti o "Pali" P = Pr

--------------------------------------------------------

I "Pali", così come gli onesti, percepiscono il premio dovuto ma, a differenza dei secondi, favoriscono l'appropriazione della tangente da parte dell'Agente. Il Palo, ad esempio, accetta di divenire intestatario di una pensione non dovuta che girerà interamente all'Agente.

 

2.2 LA CORRUZIONE "EX ANTE " ED "EX POST"

Per poter cercare di combattere il fenomeno della corruzione occorre soffermarsi sulla forma del contratto che lega Principale ed Agente. Il problema analitico da affrontare è il seguente: sotto quali condizioni un Principale razionale entrerebbe in un rapporto soggetto al rischio di corruzione ed, eventualmente, quale forma di contratto sceglierebbe?

La conseguenza derivante dal considerare la corruzione come un problema di Agenzia consiste nello spostare il fuoco dell'analisi dalla corruzione già avvenuta ad una situazione di probabile futura corruzione; da un comportamento ex post dell'Agente ad una decisione ex ante del Principale.

Per affrontare il proprio problema, il Principale dovrà prendere in esame non soltanto il possibile comportamento dell'Agente, ma anche quello dei Terzi con cui quest'ultimo verrà a contatto. Tra i fattori rilevanti a questo riguardo vi sono i costi morali dell'Agente, la tangente massima e i costi della protesta.

 

2.3 I COSTI MORALI E LA TANGENTE MASSIMA

La moderna microeconomia assume che l'attuazione di un comportamento opportunistico, quale la corruzione, sia funzione dell'utilità o disutilità che da esso ne deriva; pertanto l'opportunismo non è considerato mai penoso per chi lo attua o, quanto meno, non lo è mai abbastanza da indurre a privarsi dei suoi possibili vantaggi. La teoria microeconomica afferma quindi che la rinuncia alle tangenti possa scaturire soltanto da un adeguato valore atteso della sanzione; in realtà l'avversione alla corruzione può dipendere anche da due elementi: i costi morali dell'Agente e la tangente massima che egli è disposto ad accettare.

"Possiamo immaginare che controlli rigorosi e pene assai severe non siano un deterrente sufficiente per alcuni Agenti più facilmente corruttibili o che, là dove le occasioni di corruzione sono estremamente propizie, vi sia una quota di individui che non è disposta, per ragioni squisitamente morali, a proporre o accettare tangenti. Come osserva Gambetta: 'Ad un estremo vi è un buon gruppo di individui che, rocce di moralità e legalità interiorizzata, sono incorruttibili in qualsiasi circostanza, all'altro estremo si trova un gruppetto di coatti del crimine che delinquerebbero comunque. Ma è nel mezzo che fluttua la maggior parte, che decide se delinquere o meno a seconda delle condizioni'." (Vannucci A., 1994 pp. 78-79)

Le domande alle quali si intende dare risposta sono due: a quali condizioni l'Agente si asterrà dal percepire tangenti, indipendentemente dal rischio di venire scoperto? Esiste un limite superiore all'ammontare di tangenti che egli sarà disposto ad intascare? Bisogna innanzitutto assumere due ipotesi: la prima è che, dato il reddito onesto dell'Agente, esiste una tangente minima (Tmin) al di sotto della quale non vengono compensati i costi morali creati dal fatto di essere corrotti; la seconda prevede l'esistenza di una tangente massima (Tmax) al di sopra della quale si creano insopportabili costi morali per l'Agente. Ne consegue che Tmin e Tmax delimitano l'ambito della corruzione conveniente.

Proseguendo nell'analisi supponiamo che l'Agente, in riferimento ad un determinato atto, possa intascare una tangente massima (cifra massima offerta dai Terzi) (T*), in tal caso si creano tre possibili situazioni:

1) T* < Tmin : L'Agente non trova conveniente la corruzione perché la massima T possibile è inferiore alla minima T richiesta per compensare i costi morali.

2) Tmin < T* < Tmax : L'Agente si fa corrompere e intasca T*.

3) T* > Tmax : L'Agente si fa corrompere ma, invece d'intascare la tangente T*, percepirà Tmax.

Per avere una visione ancora più completa del problema occorrerebbe svolgere un'analisi in termini di costi morali anche per i Terzi corruttori, tuttavia tale lavoro richiederebbe uno sforzo eccessivo al Principale in quanto la popolazione dei possibili corruttori è pressoché infinita.

 

2.4 I COSTI DELLA PROTESTA

Tra i fattori che determinano T* vi sono i comportamenti dei Terzi distinti in corruttori da un lato ed estorti o concussi dall'altro. Rispetto ai primi si fa riferimento ai loro costi morali, mentre per i secondi assumono rilievo i costi della protesta.

Generalmente le tangenti non nascono dal monopolio dell'Agente, bensì dagli ostacoli che impediscono la protesta dei Terzi e che, eventualmente, possono condurre al monopolio.

Con riferimento alla situazione prevalente nella realtà, i costi della protesta comprendono la denuncia, la dimostrazione delle proprie ragioni, il giudizio, l'eventuale esecuzione della sanzione. Supponiamo ora, per semplicità, che il sostenimento di tali costi garantisca il recupero del premio dovuto: la decisione del Terzo escluso o estorto di procedere alla protesta dipenderà dall'entità di tali costi che restano comunque a suo carico (Cp) e dal loro rapporto col beneficio ottenibile. La protesta risulterà conveniente se:

(P - P r) > Cp

cioè se il beneficio, rappresentato dalla differenza tra premio dovuto e premio assegnato dall'Agente, risulta maggiore dei costi della protesta.

Per ogni Terzo, dunque, Cp fissa la massima estorsione praticabile e stabilisce se è possibile praticare l'esclusione. Ciò avviene quando:

P < Cp ,

cioè se il premio dovuto è inferiore ai costi della protesta.

I costi morali del Terzo possono impedire la corruzione in presenza di tangenti basse, mentre l'eventuale esistenza di limiti superiori (T*) è scarsamente influente in virtù del fatto che l'Agente sarà sempre in grado di proporre un accordo che non porti alla violazione del suo Tmax. Dati questi elementi, la strategia seguita dall'Agente per raggiungere T* dipenderà dalla struttura del problema ed in particolare dalla eventuale predeterminazione del numero dei premi e del loro ammontare.

Supponiamo che il problema sia caratterizzato dalle seguenti ipotesi semplificatrici: l'Agente conosce i costi della protesta dei Terzi, quest'ultimi sono sempre in grado di accertare la scelta compiuta dall'Agente, è escluso che i Terzi possano colludere tra loro.

Prendiamo il caso in cui sia definito l'importo dei premi ma non il loro numero. Se i costi morali dell'Agente non lo impediscono si avranno estorsioni ed esclusioni nella misura consentita dai costi della protesta; inoltre Agenti e Terzi corruttori si divideranno gli altri premi, nei limiti consentiti dai rispettivi costi morali.

Si consideri ora il caso in cui sia dato anche il numero dei premi. Come nel caso precedente i premi andranno a coloro che ne hanno diritto, entro i limiti fissati dai costi della protesta. Se costoro sono in numero inferiore ai premi disponibili, i restanti premi possono andare sia ai corruttori, sia agli esclusi che hanno costi della protesta altissimi: dipende dalle convenienze dell'Agente. Se i Terzi aventi diritto sono in numero superiore ai premi disponibili, questi andranno a coloro che hanno i più bassi costi della protesta.

 

2.5 LE FORME DEL CONTRATTO

Il Principale, tenendo conto dei suoi vincoli e delle sue esigenze, deve stabilire se trova conveniente stipulare un contratto con l'Agente e quale forma avrà questo contratto. Occorre precisare che l'obbiettivo del Principale è quello di massimizzare i suoi benefici e di annullare, quindi, senza costi, il conflitto di interessi con L'Agente.

Inizialmente il Principale selezionerà l'Agente e potrà farlo sulla base del merito, cioè delle sue capacità professionali, oppure sulla base della loyality, cioè affinità politiche, etniche, di clan, ecc.. Nell'ambito di concorsi pubblici le modalità di selezione sono prevalentemente sulla base del merito, anche se non sempre merito equivale a moralità; spesso invece la loyality consente una giusta informazione circa l'onesta e l'affidabilità del soggetto.

Al termine di questa fase il Principale offre all'Agente un contratto che questi è libero di accettare o di rifiutare. In caso di accettazione, l'Agente esegue la prestazione prevista e, al suo completamento, il Principale, dopo aver effettuato i propri controlli e sulla base di quanto risulta da essi, remunera l'Agente nel modo concordato.

I tipi di contratto che può scegliere il Principale sono i seguenti:

a) Il contratto incentivante

Questo tipo di contratto è basato esclusivamente sull'incentivo rappresentato dalla remunerazione; il Principale non può quindi ricorrere a sanzioni o interventi che consentano di comminare pene all'Agente e recuperare le tangenti, fatta salva la possibilità di annullare il contratto in caso di corruzione (e quindi inadempienza da parte dell'Agente). Si ritiene, dunque, che un salario corretto (Pc) comporti, per l'Agente, un'utilità maggiore o uguale a quella raggiungibile con la corruzione, rendendo così quest'ultima non conveniente.

In realtà la presenza di un salario elevato non sempre risolve il problema della corruzione, infatti risulta difficile per il Principale stabilire quale sia il salario corretto da offrire all'Agente. Tenendo presente che tale salario è sempre funzione della massima tangente (Tmax) che il corrotto è disposto ad accettare e della massima tangente ottenibile dai Terzi (T*) e, assumendo che quest'ultima è sempre inferiore alla prima, possiamo avere le seguenti situazioni:

1) Pc < T* : L'Agente trova conveniente farsi corrompere.

2) Pc > T* : L'Agente non trova conveniente farsi corrompere.

3) Pc = T* : L'Agente dovrà decidere caso per caso.

La difficoltà per il Principale consiste nel quantificare T*.

 

b) Il contratto sanzionatorio

Il contratto sanzionatorio si caratterizza, da un lato, per la possibilità di infliggere all'Agente una penalizzazione efficace, e, dall'altro, per la necessità di sostenere costi che l'esecuzione della sanzione comporta.

Gli economisti neoclassici (la scuola di Chicago in particolare) si sono posti il problema della repressione dei comportamenti illeciti in termini di prevenzione, adottando gli schemi di razionalità nei comportamenti: la disutilità delle sanzioni attese in risposta a questi comportamenti è un deterrente. Becker, nel suo saggio del 1968, affronta il tema dell'attività illegale utilizzando l'analisi economica delle scelte individuali in condizioni di incertezza: un individuo decide di violare la legge se l'utilità che si aspetta di derivarne, supera l'utilità che ritiene di trarre dedicando, in alternativa, lo stesso ammontare delle sue risorse ad un'altra attività legale.

"Alcune persone diventano criminali non perché le loro motivazioni di fondo differiscono da quelle di altre persone, ma perché i loro costi e benefici sono diversi". Le sanzioni previste per chi viola la legge influiscono sull'utilità che ci si attende di ricavare dalla violazione ed hanno quindi un ruolo di deterrenza: 'un incremento della probabilità per una persona di essere colta in fallo e in tal caso punita, in generale ridurrà, talvolta in modo consistente, talaltra trascurabile, il numero di reati da essa commessi'." (Becker G., 1968)

Lo Stato potrebbe contenere a livelli minimi il fenomeno della corruzione qualora riuscisse ad approssimare ad uno la probabilità per il corrotto di essere scoperto e condannato, e ad aggravare le pene in modo che eccedano i guadagni derivanti dal reato. (Rey G.M., 1994 p. 114)

A tal proposito Rose-Ackerman ritiene che le penalità dovrebbero essere correlate positivamente alla dimensione della tangente pagata dal corruttore e al vantaggio (profitto) tratto dal corrotto: l'ammontare della penalità deve crescere in misura più che proporzionale rispetto all'ammontare della tangente pagata. Per evitare che la deterrenza marginale di una penalità risulti poco incisiva, sarebbe opportuno differenziare qualitativamente, e non solo quantitativamente, le stesse (pubblicità del caso, radiazione dagli albi, licenziamento, ecc.). Si prenda, ad esempio, un notaio che accetta una somma pari a 10 al fine di favorire un erede rispetto gli altri aventi diritto: se la penalità prevista per questo reato è 15 ed il notaio ha un reddito annuale di 1000, la deterrenza marginale della pena è pressoché nulla in quanto il corrotto può sopportare economicamente l'eventuale sanzione; se invece la penalità, anziché monetaria, fosse in termini di radiazione dall'albo, il notaio avrebbe una deterrenza marginale elevatissima (non sarebbe in grado di sopportare la temutissima penalità).

Il limite principale di questo modello sta nel costo degli apparati repressivi: la realizzazione di dati traguardi di contenimento dell'illegalità può dar luogo a costi più elevati del beneficio che la collettività ne ricava, per questo motivo sarebbe opportuno confrontare costi e benefici, caso per caso, al fine di determinare il livello ottimo dell'intervento repressivo.

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