APPENDICI E
CONCLUSIONI

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capitolo primo ed indice | capitolo secondo | capitolo terzo | capitolo quarto | capitolo quinto | capitolo sesto | capitolo settimo | appendici e conclusioni | bibliografia

 

APPENDICE N° 1

Articolo scritto da Alessandro Sallusti e pubblicato sul "Corriere della Sera" del 18 maggio 1992. (riporto integralmente)

INCHIESTA / Viaggio nei conti economici dei partiti travolti dallo  scandalo  tangenti.

Sedi e costi del garofano s.p.a.

Per corso Magenta e le 14 sezioni cittadine il Psi spende quasi un miliardo all'anno.

Ma ogni capo corrente ha un ufficio o un circolo culturale: buio fitto sui finanziatori.

Tre generali, Paolo Pillitteri, Carlo Tognoli e Gianstefano Milani, ognuno con i suoi colonnelli, le sue divisioni, le sue caserme. E ognuno con il proprio esercito da nutrire, i costi, a volte ingenti, cui far fronte. Prima della Caporetto-tangenti il Psi milanese era un esercito apparentemente perfetto quanto costoso con sede di rappresentanza in corso Magenta in uno stabile preso in affitto dal Pio Albergo Trivulzio. Sulle spese generali c'è il segreto militare. Pochi i dati noti. In corso Magenta, 600 metri quadrati, lavorano a tempo pieno 12 persone (400 milioni all'anno). Altri 120 milioni se ne vanno per pagare luce, telefono e riscaldamento. E 120 servono per l'affitto. C'è poi da aggiungere il costo delle 14 sezioni in stabili comunali. Totale: circa un miliardo all'anno soltanto di spese fisse.

E le entrate? "Tesseramento e benefattori" rispondono in corso Magenta. Ma i soldi necessari per mantenere l'apparato ufficiale sono solo una piccola parte di quelli che servono per far funzionare il partito. Gli uffici che contano sono altrove, spesso camuffati da circoli culturali o centri studi, ognuno con dipendenti e strutture.

Circoli, uffici, segretari, in alcuni casi anche riviste. Ma chi paga? In questo campo il buio è ancora più fitto. Mario Chiesa, ex presidente della Baggina, di quartieri generali ne aveva addirittura due, attrezzati con computer in grado di controllare in tempo reale tessere e clientele. Il primo era in via Soresina, il secondo invia Castelfidardo. In entrambi i casi a pagare era Mario Sciannameo, re delle pompe funebri e imprenditore edile vincitore di molti appalti pubblici.

Ma partiamo dalla testa dell'impero. Bettino Craxi è accampato al quarto piano di Piazza Duomo (stabile comunale), in un appartamento di 358 metri quadrati intestato all'Istituto europeo di studi sociali: 41 milioni all'anno solo di affitto, esclusi quindi fax, telefoni, luce, segretarie e spese generali.

Sempre in Piazza Duomo ha sede l'Associazione Italia-Somalia, dove ha lo studio l'ex sindaco Paolo Pillitteri, la cui squadra, nei tempi d'oro, controllava il 40 per cento delle tessere del partito. Tra i fedelissimi di Pillitteri un ruolo sempre importante ha giocato Giovanni Manzi, da oltre 10 anni presidente della Sea. La sottocorrente di Manzi ha il quartier generale in via Montegrappa 8, in una palazzina del Centro culturale Nenni. Completamente ristrutturata la sede ospita anche Editrice Nuova, società per la produzione di audiovisivi e organizzazione di dibattiti della quale fa parte anche Bobo Craxi.

Craxi junior, segretario cittadino del Psi, nel 1988 aveva fondato con alcuni compagni di partito un'altra società di attività editorial-politiche e organizzazione di spettacoli: la cooperativa Noi e Milano. Bobo Craxi, che nel '90 è stato nominato presidente della cooperativa edilizia Gierre (vice è la moglie Scintilla Cicconi, soci l'architetto Filippo Panseca, il senatore Bruno Pellegrino e Vincenza Tomaselli), fa capo al Circolo Turati di via Brera 18, una delle organizzazioni storiche del Psi milanese: 50 milioni di bilancio finanziato da enti pubblici e banche.

Anche Maurizio Ricotti, altro pillitteriano, ex assessore regionale, ha un suo club, il Circolo culturale Laghetto in via Laghetto 2. Disposto su due piani, due linee telefoniche e due impiegati, il circolo è frequentato da decine di persone che ogni giorno fanno anticamera per essere ricevuti nell'ufficio privato di Ricotti, politico molto attivo nelle pubbliche relazioni. In alcuni casi relazioni a rischio come nella campagna elettorale del '90 quando partecipò a Magenta a una cena pagata dal boss mafioso Gioacchino Matranga.

Quando arriva il momento della conta congressuale, nell'area di Pillitteri confluiscono anche i voti dell'ex sindaco e onorevole Aldo Aniasi, la cui corrente ha sede nel secondo circolo storico dei socialisti, il De Amicis, fondato nel 1968, oltre 300 milioni di bilancio. Della squadra di Aniasi fa parte l'ex assessore Attilio Schemmari, tra l'altro direttore della rivista Lettera Milanese edita da una associazione presieduta da un amico di Schemmari, l'imprenditore Michele Montella. Ma secondo i giudici che indagano sulla Duomo Connection il giornale di corrente stava in piedi con finanziamenti fantasma: nell'elenco dei sostenitori figurerebbero persone decedute da tempo e altre che giurano di non aver mai versato una lira.

Un'altro quartier generale di tutto rispetto è quello dell'ex sindaco e ministro Carlo Tognoli che, con l'apporto delle sottocorrenti dei fratelli Michele e Francesco Colucci e di Ugo Finetti, vicepresidente della regione, controlla un altro 40 per cento delle tessere. I tognoliani fanno riferimento al Circolo culturale Rodolfo Mondolfo, in via Olmetto 8: quattro stanze dove lavorano due segretarie. Organo ufficiale della corrente è il periodico Critica sociale della Nuova editrice, sede in via Olmetto 5. La rivista è aperta ai contributi di tutti i craxiani, presidente della società editrice è Pillitteri e nel consiglio oltre a Tognoli e al suo collaboratore Guido Turrini, consigliere comunale, c'è anche Manzi.

I Colucci invece non usano nessun circolo come paravento. Di recente i fratelli socialisti hanno trasferito l'ufficio privato che fa da base per la loro corrente da via Sandro Sandri a Piazza Montebello 1, in un prestigioso stabile di proprietà della Baggina. Ai Colucci Chiesa ha concesso un appartamento di cinque stanze al secondo piano, ora attrezzato con tre linee telefoniche e una segretaria fissa.

E chiudiamo con la minoranza interna, la sinistra guidata da Gianstefano Milani, base in uno studio in corso di Porta Nuova. Della corrente fa parte l'onorevole Luigi Vertemati rintracciabile in largo Porta di Classe nella sede del Centro ricerca per l'economia e l'amministrazione. Ma chiamando al telefono risponde: "Buongiorno, studio Vertemati.".

Alessandro Sallusti

 

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APPENDICE N°2

Articolo scritto da Giuseppe Lo Bianco e pubblicato su "L'Espresso" del 27 settembre 1992.

(riporto integralmente)

SFRATTI

CHIUSO PER COLPA DI TANGENTOPOLI

A Palermo la Dc non ha più una lira. Nemmeno per pagare l'affitto.

I quattro dipendenti senza stipendio da cinque mesi. Il telefono tagliato per morosità. Uno sfratto in corso. L'ufficiale giudiziario che notifica decreti ingiuntivi a mitraglia. La Dc di  Palermo affoga nei debiti. Servono subito cento milioni per turare le falle.

Giorgio Postal, sceso a Palermo come commissario straordinario, se ne è andato ai primi di agosto. Gli subentrerà Severino Citaristi, segretario amministrativo della Dc e coinvolto nell'inchiesta su Tangentopoli. Ha già promesso la concessione di un contributo straordinario per placare i creditori. Ma le urgenze debbono essersi fatte assillanti se è già cominciata una colletta. Il professor Sandro Musco, ex consulente del presidente della Regione Rino Nicolosi, e l'oculista Franco Arcudi, ex consigliere comunale, hanno messo mano al portafoglio, versando ciascuno mezzo milione di lire. Altrettanto si spera che faranno parlamentari e amministratori Usl.

Ma di chi è la colpa questa bancarotta democristiana? "A Palermo, come a Milano, stiamo pagando gli effetti del terremoto di Tangentopoli", spiega Arcudi. "L'unica fonte era il tesseramento, ma non si fa più da qualche anno. Le tessere erano intestate persino ai morti e i nominativi si trovano saccheggiando l'elenco del telefono. Le pagavano i leader. Adesso nessuno tira più fuori una lira. Ma a Palermo non c'è più la Dc. Martedi 13 settembre ci siamo recati in delegazione da Luigi Baruffi, il segretario nazionale organizzativo della Dc, e gli abbiamo chiesto di nominare un commissario ad acta per indire un congresso provinciale. Altrimenti, tenere in piedi questa struttura di partito, davvero non converrà più".

Giuseppe Lo Bianco

 

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APPENDICE N° 3 

Risultati di un sondaggio condotto telefonicamente dalla Swg, il 27 luglio 1994, su un campione rappresentativo di 1.002 cittadini con più di 18 anni e pubblicato su "Panorama" del 6 agosto 1994.

I cittadini quanto sono responsabili della corruzione in Italia?

 

I giudici vogliono sostituirsi al potere politico o fanno solo il loro dovere? 

I giudici riusciranno a estirpare la corruzione dal nostro Paese?

 

 Risultati di un sondaggio condotto il 7 dicembre 1994 dal Cirm col metodo Cati, su un campione di 1006 intervistati al telefono. Pubblicato su "Panorama" del 16 dicembre 1994.

Che sentimento ha provato quando ha saputo delle dimissioni di Di Pietro?

La decisione presa da Di Pietro è:

 

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APPENDICE N° 4 

Articolo scritto da Alessandro Wagner e pubblicato su "L'Indipendente" del 7 giugno 1994. (riporto integralmente)

Una stima di massima dopo l'indagine del Tesoro secondo la quale su 15mila inabili civili, un terzo è sano come un pesce

Un esercito di invalidi, sospetti e costosi

Quattromila miliardi all'anno: ecco quanto  lo Stato potrebbe recuperare dalla lotta alle false indennità pensionistiche.

MILANO. La guerra ai falsi invalidi può far risparmiare allo stato una cifra nell'ordine dei 4mila miliardi all'anno; e se non riesce a recuperare questi soldi un capo del governo che in passato ha fatto l'imprenditore, vuol dire che i falsi invalidi sono la maggiore potenza del Paese.

La cifra di 4mila miliardi è una stima, ottenuta proiettando sul totale della spesa per invalidi civili l'esito dell'indagine effettuata dal Tesoro: hanno controllato 15mila invalidi ed hanno scoperto che 5mila sono sani come pesci. Ora questi 5mila dovrebbero restituire il maltolto, in tutto 25 miliardi, ma la direzione del Tesoro che si occupa di queste pratiche ha già fatto sapere che, con ogni probabilità, non riuscirà a recuperarli, perchè è costretta a sbrigare questo genere di pratiche a mano, con pochissimo personale.

Tutti i ministri del tesoro hanno lasciato inevasa la richiesta di questa direzione di poter effettuare investimenti per 9 miliardi, per evitare almeno che dopo aver identificato i farabutti, questi godano dell'impunità.

Ma entriamo un attimo nei meandri di uno degli strumenti di creazione del consenso più formidabile che il Paese abbia conosciuto. Le pensioni d'invalidità vengono erogate da tutti gli enti previdenziali, per un totale di circa 65mila miliardi di lire; ma i due principali filoni sono costituiti dalle pensioni d'invalidità dell'Inps, per una spesa di oltre 50mila miliardi, e da quelle pagate agli invalidi civili dal ministero degli Interni, per oltre 13mila miliardi.

I dati Inps qualche sospetto lo suscitano: basti pensare, ad esempio, che il mondo agricolo produce due invalidi ogni tre persone che ci lavorano: l'Inps infatti paga agli ex agricoltori (coltivatori diretti, mezzadri e coloni) 627mila pensioni d'anzianità, e oltre un milione di pensioni d'invalidità. Anche fra i commercianti la proporzione è sospetta: 327mila pensioni di vecchiaia e 237mila di invalidità. Il rapporto migliora un pò tra gli ex lavoratori dipendenti, ma fa impressione notare che l'Inps paga 5 milioni e 500mila pensioni di vecchiaia, e 2 milioni e 400mila pensioni di invalidità. Va sottolineato che negli enti previdenziali autonomi di impostazione privata il rapporto fra pensionati sani e invalidi sembra molto più equilibrato: l'Inpdai ad esempio, l'istituto di previdenza dei dirigenti, paga circa 2500 pensioni di invalidità a fronte di 40 mila assegni di vecchiaia.

Dunque tutte queste pensioni d'invalidità Inps sono piuttosto sospette. Ma il problema vero non sta qui, non foss'altro perchè chi percepisce questo assegno è in età pensionistica. Il caso dei vitalizi pagati dagli Interni invece è molto più preoccupante, perchè con una patente da falso invalido si succhiano soldi e privilegi per tutta una vita. E che qui ci sia del marcio si vede lontano un miglio già solo dall'incremento del 20% di questa spesa fra il '92 e il '93, passata da 10.800 a 13.200 miliardi. Se è vero, come sembra di capire dall'indagine del tesoro, che un terzo degli invalidi civili gode di ottima salute, vuol dire che ci sono almeno 4mila miliardi da riportare a casa. Solo che finora nessun governo ha mai investito una lira per recuperarli. Dal governo Berlusconi ci aspettiamo che capisca, e investa: sarà l'investimento più remunerato della sua carriera.

Alessandro Wagner


 
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APPENDICE N° 5

 

Quanto segue è tratto dal libro "Rituali dei lavori del RITO SCOZZESE ANTICO E ACCETTATO", scritto da Salvatore Farina e pubblicato nel 1961 da Edizioni Dott. Giovanni Bolla, Milano.

Quest'opera tratta dettagliatamente degli antichi rituali iniziatici (ancora oggi utilizzati) delle logge massoniche segrete.

PRINCIPE DI ROSA CROCE (18° dei Gradi Capitolari)

GIURAMENTO

Sagg.

Fratello Maestro delle Cerimonie, invitate i candidati a prepararsi ora a prestare il giuramento.

Fratelli, il giuramento che presterete non è che la conferma dei vostri obblighi antecedenti. Prego il Fratello Oratore di leggerne la formula. Fratelli in piedi ed all'Ordine.

Orat.

Accetto gli obblighi di membro del Capitolo dei Rosa Croce.

Giuro di conformarvi le mie azioni durante tutto il resto della  mia vita. In materia religiosa, filosofica o politica applicherò tutte le forze della mia intelligenza per scoprire la Verità. Non lascerò che l'apatia mi distolga da un lavoro necessario alla mia propria istruzione. Non cederò al  mio egoismo quando un sacrificio sarà necessario. Non fuggirò mai dinanzi al pericolo nel quale sia impegnato il mio Dovere od il mio Onore. Non rinnegherò i miei Principi per evitare un pregiudizio materiale.

Giuro di non tradire i miei fratelli, ne per orgoglio, ne per rancore, ne per viltà.

Giuro di non far guerra ad alcun Fratello, ne disonorare nessuno dei miei Fratelli nelle loro donne neppure quando fossi da loro sollecitato. Giuro di non versar mai sangue di un mio Fratello se non in caso di legittima difesa.

Giuro di non rivelar mai ad alcun profano o ad un Libero Muratore di grado inferiore nulla di ciò che avverrà nel Capitolo.

Prometto d'esser fedele ai regolamenti ed alle tradizioni del Rito Scozzese Antico e Accettato.

Prometto d'assistere sempre ai riti obbligatori dei Rosa Croce se non sarò impedito da un ostacolo inevitabile.

Accetto l'Autorità del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato per l'Italia, conformandomi devotamente alle sue decisioni ed istruzioni.

 

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APPENDICE N° 6

Testo integrale della lettera di Carlo Moroni inviata al Presidente della Camera, Giorgio Napolitano, prima di lasciare il Parlamento ponendo fine alla sua vita.

("L'Indipendente", 4 settembre 1992)

Al Presidente della Camera dei Deputati

On. Giorgio Napolitano

ROMA

Egregio Signor Presidente,

ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l'atto conclusivo di porre fine alla mia vita.

E' indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale nel modo di essere del nostro paese, della sua democrazia, delle Istituzioni che ne sono l'espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo.

Eppure non è giusto che ciò avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito di vittime sacrificali. Ricordo l'agghiacciante procedura delle "decimazioni" in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarci dei collegamenti. Né mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivino disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la "pulizia".

Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C'è una cultura tutta italiana che definisce regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste stesse regole.

Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessità di distinguere ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto all'informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciacallaggio di soggetti politici, che ricercando un utile meschino dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori.

Non credo che questo nostro paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da "pogrom" nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti ma che pure ha fatto dell'Italia uno dei paesi più liberi, dove i cittadini hanno potuto non solo esprimere le proprie idee ma operare per realizzare positivamente le proprie capacità e competenze.

Io ho iniziato giovanissimo, a soli 17 anni, la mia militanza politica nel Psi. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il "sistema", ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti né ho operato direttamente o indirettamente perchè procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risulteranno in contraddizione con l'interesse collettivo.

Eppure oggi vengo coinvolto nel cosiddetto scandalo "tangenti", accomunato nella definizione di "ladro" oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non avere mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione più seria e più giusta, a scelte e decisoni di una democrazia più matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire ad evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, ad evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un'informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna.

                                                  Con stima, Sergio Moroni       

 

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APPENDICE N° 7

Articolo scritto da Emanuela Risari e pubblicato su "L'Unità" del 16 luglio 1994. (Riporto integralmente)

Cgil, Cisl e Uil si rivolgono ai vertici dello Stato: quel decreto è inaccettabile, deve essere ritirato.

Esplode la protesta nel mondo delle fabbriche

Scioperi spontanei, blocchi stradali. Centinaia di telegrammi e di fax. "No al decreto salva ladroni", gridano dalle fabbriche i lavoratori e le lavoratrici. Una condanna senza appello. E per la prima volta in dieci anni Cgil Cisl e Uil si rivolgono direttamente ai vertici dello Stato: "Inaccettabile, da ritirare. Sbagliato nel metodo e nel merito". Al pool di mani pulite un invito pressante: "Restate al vostro posto".

ROMA. Saltano i centralini, si intasano i fax. No, i lavoratori non ci stanno. "Non ci distraggono gli avvenimenti sportivi. Siamo indignati. Il decreto Biondi va ritirato. Solidarietà al pool di mani pulite": e giù cinque pagine fitte di firme dai lavoratoti delle Poste del Lazio.

Lo sdegno scende in strada a Napoli: gli operai dell'Ansaldo bloccano per mezz'ora via Argine, quelli di Fmi e Mec-Fond la Napoli-Salerno. "Si aprono le porte ai corrotti e agli inquisiti", grida con un manifesto affisso a tempo di record la Cgil del capoluogo e della Campania. Tempestano di telegrammi i vertici dello Stato i lavoratori irpini. Scrivono invece ai direttori dei giornali, sempre da Napoli, i quadri dell'Enel: "Una nuvola nera di prepotenza illiberale, illegalità, incompetenza e volgarità proietta la sua ombra sempre più sinistramente grande su questo sventurato Paese... Un Paese sgangherato e cialtrone e, tuttavia, amato molto". Che non può perdersi così.

Ma c'è speranza se da Mirafiori e dall'Olivetti di Marcianise scatta immediatamente la raccolta di firme contro il governo che, anche in questo modo, "defrauda chi, col suo onesto lavoro, affronta la crisi che la nazione attraversa". Dall'Ansaldo di Milano e dall'Alenia di Torino arrivano le prime richieste di mobilitazione ai sindacati. Intanto scioperi simbolici e presidi davanti alle Prefetture vengono decisi in fretta: Nel capoluogo lombardo ieri sera Cgil, Cisl, e Uil hanno portato in piazza 3.500 persone, a Genova 10.000. E l'Emilia si farà sentire alla grande lunedì. Già ieri, però, scioperi e prese di posizione si sono accavallate. Nel reggiano si sono fermati per mezz'ora i lavoratori della Landini di Fabbrico e hanno preso posizione tutti i consigli di fabbrica delle aziende della provincia. Fermate fino ad un'ora a Bologna, dalla Ducati alla Carpigiani, e nel Gruppo La Perla. I telegrammi inviati dalle aziende non si contano più.

E' tutto molto chiaro: "Il governo lede i diritti generali, poiché dispone garanzie differenti e intollerabili disparità di trattamento. E' indubbia la legittimità costituzionale di questo decreto", dicono insieme i segretari di Fiom, Fim e Uilm Claudio Sabattini, Gianni Italia e Luigi Angeletti.

La reazione delle confederazioni sindacali non tarda, e arriva con una nota sui tavoli di Scalfaro, di Berlusconi, dei presidenti di Camera e Senato e di Biondi. E' la prima volta da dieci anni a questa parte che Cgil, Cisl e Uil fanno un atto di questo genere. Lo ricorda serissimo e preoccupato, Sergio Cofferati al termine della riunione fra le tre segreterie generali. Ritiro del decreto e "pressante" invito ai giudici della Procura di Milano perchè rimangano al loro posto, dice la nota sul provvedimento "sbagliato e grave". E' inaccettabile introdurre disparità di trattamento tra categorie di reati, è assurdo il metodo del decreto "su materie delicate come quelle degli istituti processuali". No, i giudici milanesi non devono mollare ora: "Hanno fatto un lavoro splendido", dice il leader della Cisl Sergio D'Antoni.

Dalla Cgil poi, Francesca Santoro, a nome di tutta la segreteria della confederazione esprime l'allarme sulla libertà d'informazione: "Bene ha fatto il segretario della Fnsi Giorgio Santerini ad invitare i giornalisti a tenere fede alla propria deontologia ed autonomia professionale: è un appello che ci sentiamo di condividere". Così concretamente che la Cgil ha dato disposizioni al proprio ufficio legale per collaborare con quello che verrà istituito dalla Federazione nazionale della stampa per tutelare i giornalisti che confermeranno la loro assunzione di responsabilità (e di rischio) per salvaguardare un'informazione senza bavagli.

L'indignazione non si ferma, non basta. Impossibile, davvero, dar conto di tutti i messaggi. "Ribellarsi è giusto, occorre impedire il colpo di spugna su decenni di malgoverno" tuonano i sindacati bresciani, che chiamano lavoratori, pensionati e cittadini a un presidio in piazza della Loggia per martedi.

Indicano lo sciopero i Cobas dell'Alfa Romeo, centinaia di telegrammi partono dalle fabbriche lombarde. A Roma si fermano i lavoratori dell'Atac, l'azienda tramviaria, protestano i docenti universitari Cgil alla Sapienza, il corpo insegnante e non del IV liceo artistico statale. Arriva il messaggio dei lavoratori della Sigma Tau di Pomezia: "Si offende la nostra onestà". Firmano in più di 600. E il fax non si ferma.

Emanuela Risari

 

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APPENDICE n° 8

Nella tabella seguente sono indicati in dettaglio i costi sostenuti per l'ampliamento ed ammodernamento dello stadio calcistico di S. Siro a Milano. ("L'Indipendente", 4 agosto 1992)

PROGETTO DI MASSIMA                                          

-  Importo approvato con deliberazioni consiliari del 10-2-87, n° 32 e del 29-10-85, n° 1829 e 1830.

TOTALE                                                                                           L.   70.744.504.000                                                         

PROGETTO ESECUTIVO

-  Importo approvato con deliberazione consiliare del 21-7-87, n° 1260.         L.   90.000.000.000

-  Aggiudicazione gara d'appalto con aumento del 9,85%.                L.     8.404.550.829

TOTALE GENERALE PROGETTO APPROVATO E AGGIUDICA               L.   98.404.550.829

-  Perizia suppletiva per maggiori oneri connessi all'attuazione del progetto approvato, per opere    complementari e per
accantonamenti.      L.    9.779.782.000

-   Importo opere complementari non prevedibili ne previste nel progetto originario.    L.    7.031.251.000

-  Importo economie realizzate.                                                          L.    8.314.587.000

-  Accantonamenti e IVA.                                                                     L.    1.379.857.000

TOTALE PERIZIA SUPPLETTIVA.  (B)             L.     9.876.303.840                                                                                       

TOTALE COSTI S. SIRO AL 2O/6/89.   (C ) = (A+B)                       L. 108.280.854.669

-         Fosse anti intrusione, opere richieste dal COL, parcheggio sotterraneo - (luglio 1989) -  L.   25.055.166.434

-  Nuovo tabellone display a colori - (ottobre 1989) -                           L.   15.000.000.000

-         Nuove opere prescritte dalla Commissione Provinciale di Vigilanza - (gennaio 1990) -     

                                                                                                        L.     2.460.374.027

TOTALE   (D)                                                                                     L.   42.515.540.461

TOTALE COSTI   (E) = (C+D)                                                        L. 150.796.395.130

- Riserve di cantiere dell'impresa Lodigiani.                         L.   32.000.000.000

- Contenzioso Impresa F.lli Costanzo.                                 L.   18.000.000.000

TOTALE  (F)                                                               L.   50.000.000.000

TOTALE GENERALE COSTI  (1992)                     L.  200.796.395.130


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APPENDICE N° 9

Nella tabella seguente è indicato il giro di tangenti attribuite a Bettino Craxi nelle varie inchieste sulla corruzione. Non sono indicati i 7 milioni di dollari che il Psi avrebbe incassato nel 1980 dal Banco Ambrosiano di Calvi ed il milione e 200.000 dollari che, secondo  l'ex presidente della Montedison, Mario Schimberni, fu pagato a Craxi.

("Il Giornale", 4 ottobre 1994)

IL BOTTINO DI BETTIN0

UN MALLOPPO DA 200 MILIARDI

INCHIESTA

SOMMA  INCASSATA in Lit.

AFFARE ENIMONT

75.000.000

APPALTI METRO MILANESE

34.400.000

APPALTI ENEL – TANGENTI ENI

37.500.000

ENI-SAI (con Citaristi)

17.000.000

TANGENTI ECOLOGIA

16.000.000

CARIPLO

14.000.000

PASSANTE FERROVIARIO

7.400.000.000

INTERMETRO

7.000.000

LAVORI PUBBLICI

500.000.000

CENTRALE MONTALTO DI CASTRO

300.000.000

VALTELLINA

280.000.000

TOTALE

209.100.000.000

 

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CONCLUSIONI

La tesi è strutturata in due parti. Nella prima parte ho trattato la teoria economica sulla corruzione effettuando una prima suddivisione tra la corruzione amministrativa, con tutte le sue tipologie, e la corruzione politica.

Analizzando la corruzione amministrativa ho evidenziato come questa sia propria dell'apparato burocratico e come sia in grado di danneggiare economicamente e moralmente più tipi di soggetti. La corruzione politica ha invece una rilevanza più ampia in quanto, essendo la politica, in ogni regime democratico, lo strumento fondamentale con cui organizzare e governare un Paese, risulta chiaro come la corruzione amministrativa, cioè la corruzione di più branche dell'apparato statale, sia strettamente collegata e dipendente dalla corruzione politica. Se non vi fosse corruzione politica obbligatoriamente si instaurerebbe un processo di riduzione della corruzione amministrativa, questo perchè la presenza di politici onesti, che perseguono gli interessi della collettività, renderebbe più difficile ogni tentativo di reato da parte dei funzionari amministrativi i quali, a loro volta, essendo consapevoli dell'esistenza di un rigido controllo da parte dei rappresentanti dei cittadini, di un efficace sistema repressivo e dell'impossibilità di coinvolgere i politici nel rapporto di corruttela, sarebbero scoraggiati a porre in essere il reato.

Da ciò deriva che laddove esista la corruzione politica sia presente necessariamente anche quella amministrativa, non  perchè i funzionari statali siano per natura disonesti, bensì perchè i politici corrotti necessitano di una collaborazione a livello periferico: se il politico accetta di soddisfare un interesse illegittimo, ad esempio far vincere il concorso per l'ammissione all'Accademia Militare ad un soggetto che non ha i requisiti previsti dal bando di concorso, la truffa è effettuata materialmente dall'Ufficiale selettore, cioè dal funzionario, e non certo dal politico. Nel caso in cui il funzionario prescelto rifiutasse di compiere il reato, l'apparato politico corrotto sarebbe in grado di "isolare" il soggetto bloccandone la carriera o trasferendolo ad altri incarichi. Se poi il cittadino corrompe direttamente l'Ufficiale selezionatore senza rivolgersi al politico, ciò non significa che si sia in presenza della sola corruzione amministrativa, questo perchè il politico (qui inteso come la classe politica), con l'enorme potere che ha a sua disposizione (faccio riferimento al potere legislativo che consente la creazione di efficaci strutture di controllo e prevenzione), a meno che sia un incapace (tale attenuante sarebbe troppo comoda), non può non sapere dell'esistenza del rapporto di corruttela e nella maggior parte dei casi è suo interesse fingere di non sapere. Pertanto, si può ritenere che, laddove sia individuato l'interesse a fingere di non sapere, il politico che non interviene in presenza di corruzione amministrativa è anch'egli un corrotto.

La prova di quanto appena scritto sta nel caso italiano. Le inchieste giudiziarie degli ultimi anni hanno portato alla luce una stretta relazione tra corruzione politica e corruzione amministrativa (i casi eclatanti sono lo scandalo dei fondi neri del SISDE ed i rapporti tra criminalità organizzata e politica), ma hanno anche consentito l'inizio delle indagini su un'altrettanto vasta corruzione degli organi esecutivi, prima fra tutti quella sulla Guardia di Finanza. Pur non volendo ergermi al ruolo di inquisitore, ritengo che sarebbe interessante cominciare ad indagare seriamente anche sulle restanti Forze Armate italiane.

Ho analizzato il fenomeno della corruzione in riferimento anche alla "teoria dell'agenzia" in base alla quale l'unica distinzione tra corruzione politica e corruzione amministrativa risulta essere costituita dagli attori del reato. Nel primo caso le tre parti coinvolte, cioè il principale, l'agente e il terzo, sono rispettivamente i cittadini, il politico ed il corruttore, nel secondo caso risultano essere il politico (che agisce su delega dei cittadini ed in loro rappresentanza), il funzionario (o burocrate) ed il corruttore. In entrambe i casi gli unici che subiscono i danni sono i cittadini, mentre i benefici vanno sempre al politico e al funzionario.

Il quarto capitolo è da considerarsi come il trait d'union tra la prima e la seconda parte della tesi. In esso tratto le condizioni che hanno favorito e che favoriscono tuttora la corruzione in Italia. Una miscela di cause endogene ed esogene al sistema democratico italiano, di condizioni volute e create dalla classe politica o sviluppatesi autonomamente per mancanza di controlli da parte delle autorità preposte alla tutela della legalità, ed infine anche da un'enorme distrazione dell'opinione pubblica e dell'elettorato. Solo  analizzando tali condizioni si può cercare di capire come sia stato possibile per l'Italia diventare il Paese industriale forse con il più alto grado di corruzione al suo interno.

Con la seconda parte della tesi passo dalla teoria alla prassi, cioè analizzo alcuni tra i principali casi di corruzione politica in Italia. Ho dato ampio spazio al caso Enimont e ai due processi che ne sono derivati perchè, oltre ad essere l'esempio lampante di quanto scritto in precedenza, hanno contribuito ad accellerare il processo di conclusione della Prima Repubblica, che tuttavia non è ancora ultimato. Nonostante il caso Enimont abbia avuto come oggetto la più grande tangente mai creata in Italia (una provvista di oltre 135 miliardi di lire da spartire tra politici, managers, e faccendieri), non è che una goccia nell'oceano di furti perpetrati dai politici ai danni degli Italiani in oltre 45 anni di democrazia. Per questo motivo ho voluto ricordare altri scandali, ancora oggi impuniti, quali la ricostruzione del dopo-terremoto in Irpinia, la ristrutturazione degli stadi calcistici in occasione dei mondiali di calcio del 1990 in Italia ed altri casi avvenuti a Milano ma che hanno coinvolto anche politici a livello nazionale.

Il motivo che mi ha indotto a scrivere questa tesi, a parte il raggiungimento della laurea, è stato il desiderio di lasciare una testimonianza sul male che la quasi totalità della classe politica italiana della Prima Repubblica, pur con diversi gradi di responsabilità, ha arrecato ai cittadini italiani. E' quindi doveroso da parte mia specificare cosa intendo per "male".

A partire dal secondo dopoguerra, il popolo italiano ha dimostrato di avere grande volontà e spirito di sacrificio. Ricominciando da zero, con pochissime risorse integrate dal Piano Marshall, ha ricostruito un Paese distrutto dalla guerra e, nel giro di 15 anni ha permesso che l'Italia diventasse uno dei Paesi più industrializzati al mondo. Gli italiani delle regioni meridionali hanno accettato di trasferirsi in massa al nord per sopperire alla mancanza di mano d'opera e, seppur con mille difficoltà derivanti dal difficile ambientamento a causa di una cultura e di tradizioni completamente differenti, hanno contribuito in prima persona a quell'incredibile espansione produttiva che ha portato al boom economico degli anni '60. A questo punto comincia il "male" dei politici. La loro colpa più grave è stata quella di non saper gestire l'improvviso benessere, lasciandosi andare a previsioni ottimistiche con la certezza che l'espansione sarebbe durata decenni. I partiti tradizionali di Governo approfittando della situazione hanno cominciato  a sperperare e a rubare, creando la famigerata Cassa del Mezzogiorno le cui pur nobili finalità volutamente non sono mai state perseguite, di contro si sono spese migliaia di miliardi per la costruzione di opere inutili e delle tristemente famose cattedrali nel deserto. Questi partiti, questi politici hanno preferito lasciare il Sud Italia in una situazione di arretratezza economica per poter avviare una politica assistenzialistica che consentisse loro di ottenere in cambio consensi elettorali.

Ma il furto è stato attuato anche nel periodo di recessione che è seguito al boom economico ed è proseguito fino al giorno d'oggi. Il legame fortissimo tra mafia e politica, i servizi segreti deviati, i tentativi di golpe, la corruzione ambientale hanno portato alla situazione attuale caratterizzata da un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa, da un debito pubblico di due milioni di miliardi, da un sistema previdenziale e da un sistema sanitario nazionale le cui gestioni hanno sempre lasciato molto a desiderare, da una criminalità sempre più organizzata e da una Lira che continua a perdere posizioni nei confronti delle principali valute mondiali. Forse l'Italia non verserebbe in questa drammatica situazione se fosse stata governata da politici non necessariamente più capaci, bensì semplicemente onesti. Tutto questo è per me il male causato dai politici italiani della Prima Repubblica.

 Per quanto concerne il futuro, se è vero che il presente è la sua base di partenza, c'è da continuare a preoccuparsi.

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